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Dev'essere stato nei primi anni Ottanta. La platea, gremita di psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili, educatori, aveva applaudito più volte la relatrice mostrandosi profondamente interessata alle esperienze terapeutiche di cui quest'ultima parlava. D'altra parte Frances Tustin era unanimemente considerata un'autorità nel campo dell'autismo infantile e i suoi seminari, in diverse città italiane, attiravano sempre una folla di «psi» appassionata e partecipe. Quel giorno si trovava a Roma, dove già era stata altre volte. Io, come psichiatra responsabile di una struttura semi-residenziale per bambini psicotici e autistici, avevo ottenuto dall'Amministrazione dell'Unità Sanitaria Locale «Rimini Nord» d'essere inviato «in trasferta», insieme a un educatore, per assistere alla sua conferenza. Avevo letto i sui libri ma non l'avevo mai incontrata di persona. Quella mattina avevo seguito il Seminario con un misto di eccitazione, curiosità, ammirazione. Colpivano, in quella donna anziana, minuta, la semplicità e l'autorevolezza delle sue parole. Sentivi la dedizione totale e la competenza di una persona che aveva speso gran parte della vita in un compito al tempo stesso affascinante e duro come la psicoterapia dei bimbi autistici.
Dal 1979, grazie al concorso di particolari fattori fortunati, avevo potuto ideare e dar vita a una piccola comunità diurna, per bambini affetti da grave psicosi