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Suggerirei a chi volesse addentrarsi nelle questioni di cui tratta il libro curato da Del Corno e Rizzi di visitare la mostra sul Postmoderno che è ospitata al MART di Rovereto fino al 3 giugno (se troppo tardi, di procurarsi il catalogo). Come lo specchio di Alice (una seconda mostra, sul famoso libro di Charles Dodgson alias Lewis Carroll, corre parallela all'altra), così l'impatto visivo delle varie testimonianze del postmoderno nella pittura, nella videoarte, nell'architettura introdurrebbe a un mondo magico e bizzarro. Vi compaiono oggetti decostruiti, defamiliarizzati, surreali. Vi regnano ibridazione, antiautoritarismo, gioco. Ma cosa ha a che fare il postmoderno con la ricerca qualitativa in psicologia clinica e in psicoterapia? Molto. A p. 26 sono gli Autori stessi che fanno riferimento a quest'ampia ed eterogenea corrente culturale per evidenziarne i caratteri principali e per indicarla come uno dei punti di riferimento della ricerca qualitativa. Le contrapposizioni sedimentate nel ventennio '70-'90 del secolo scorso sono nette. Ora le possiamo guardare già un po' in prospettiva. Per alcuni il postmoderno è l'affermazione (finalmente) di una verità laica, dentro e fuori l'ambito scientifico, per altri è una parola da usare solo in senso dispregiativo per indicare la perdita nefasta di qualsiasi speranza di pervenire ad asserzioni vere sulla realtà.