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Un libro imponente, questo. Per le dimensioni: 591 pagine, per di più di formato maggiore di quelle dei libri più diffusi; per la quantità di informazioni raccolte sia sulla vita e la storia del padre della psicoanalisi sia su quelle delle persone che ne hanno accompagnato l'impresa. In quest'ambito, va peraltro immediatamente dichiarato che il libro di Rodrigué non scade mai nel pettegolezzo, nel gossip o in un maldestro esercizio di patobiografia. Le informazioni concorrono a illuminare le scene prese in esame, consentendo al lettore di comprendere nessi significativi tra le vicende esistenziali dei pionieri della psicoanalisi e le scoperte - cliniche, tecniche e metapsicologiche - che porteranno alla creazione della nostra scienza e alla sua espressione istituzionale.
L'imponenza del libro non arriva però mai a scoraggiarne la lettura. La scrittura di Rodrigué, infatti, riesce a restare avvincente, ironica/autoironica, con il risultato di aiutare il lettore a sdrammatizzare vicende che facilmente, dato il loro carattere spesso obiettivamente «epico» (basti pensare alle trentatré operazioni subite da Freud per il cancro alla bocca), si presterebbero anche troppo facilmente a una coloritura eroica. Un rischio evitato, pur restando molti degli avvenimenti presi in esame realisticamente impegnativi su molti piani.