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Vorrei in questo ricordo di Claudia Artoni Schlesinger che ci ha lasciato il 26 giugno del 2012 dare voce alla nostra amicizia e alla sua originale personalità. Nel 2006, in occasione della pubblicazione di Adozione e oltre, nel retro di copertina, mi scrive: «Carissima Dina, eccolo qui il libro! Anche se tu protesti quando lo dico, quanto lo devo a te se alla fine mi sono buttata. È il colloquio continuo, la comprensione profonda che sento tra di noi. Fatta di elementi culturali e di sofferenze fisiche che si riflettono nel nostro modo di essere…»
La nostra amicizia inizia negli anni 1980-1984 in cui Claudia matura il suo training alla SPI. E in quegli stessi anni (1984-87) ci riuniamo, quindicinalmente, per discutere dei nostri casi in un piccolo gruppo di ricerca clinica; eravamo in cinque: Claudia Artoni, Antonino Ferro, Maria Pagliarani, Giuliana Boccardi ed io, tutti analisti di adulti che lavoravamo anche con bambini e adolescenti. Il Centro Milanese ci lasciava a disposizione una sala di sabato mattina dove ci era consentito dialogare in tranquillità. Conservo un bel ricordo di quel periodo. Tra me e Claudia nacque una stretta amicizia, lei era molto generosa, piena di iniziative, allegra. Mi ricordo tanti viaggi in auto, con lei alla guida, verso Bologna, per i Seminari Multipli: dovevamo entrare velocemente prima dell'imbrunire, se no la sua vista ne soffriva. Appartiene a quel periodo felice un saggio interessante: Del Metroide, la storia di una psicosi infantile, dominata dalle fantasie di un bambino sui viaggi in metrò per arrivare allo studio dell'analista Claudia Artoni.
Nel 1990 la malattia l'afferrò con una febbre alta e una rapida entrata in coma che la portò per una settimana e più tra la vita e la morte. Al suo ritorno a casa, andavo a trovarla ogni mercoledì per parlare con lei; la incoraggiavo a scrivere della sua terribile esperienza, perché pensavo che sarebbe servito ad altri il capire che una mente può continuare a presenziare il vissuto, anc