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«Com'è che il professore sapeva già tutto prima?
Forse parla col buon Dio?».
La questione del rapporto tra «realtà psichica & metodo psicoanalitico», alla quale in queste pagine è stata dedicata ultimamente una sezione, è stata il perno intorno a cui ruotavano - e cigolavano, giacché ogni movimento è possibile solo se vi sono attriti - due delle altre sezioni che in questi anni hanno caratterizzato la Rivista di Psicoanalisi, così come si è costruita tra le mani degli Autori che vi hanno contribuito e della Redazione che l'ha messa in forma.
Mi riferisco innanzitutto agli «Esempi perspicui», finestre su momenti, anche aurorali, di aggancio fra la teoria e la pratica psicoanalitiche all'interno della cornice - la situazione analitica - che, a sua volta prodotto storico di quell'intreccio, come ci ricorda in questo fascicolo J.-B. Pontalis (1970) recentemente scomparso, ne è la condizione preliminare nella misura in cui riproduce l'originario dell'apparato psichico e del suo funzionamento e solo così può riaprirne i destini nella relazione con l'altro. Agganci osservativi nel vivo della situazione analitica di cui trasmettere le tracce, anche incerte, perché non si disperdano in attesa di trattazioni più ampie, strutturate e generali, ma possano essere messi in comune. In questo modo, essi trascinano con sé qualcosa di più del loro mero contenuto, cioè il movimento di apertura e chiusura che inevitabilmente segna la stessa scrittura psicoanalitica.
In secondo luogo mi riferisco alle «Finestre», equivalenti dei primi ma sull'interfaccia con la realtà esterna alla situazione analitica, sia essa costituita da una fotografia, un libro, un evento, un film, una notizia, una esposizione, un convegno, nel presente o in un passato che riaffiora. Brevi o brevissimi esempi di un'osservazione psicoanalitica di fenomeni che si svolgono al di fuori della stanza d'analisi, per cercare di illuminare perspicuamente aspetti di quel mondo sociale e culturale che costituisce l'onda portante