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La seduta analitica è uno dei pochi spazi sociali ancora oggi rimasti inaccessibili agli sguardi estranei. Come conseguenza di quest'ostinata riservatezza, ciò che avviene nella stanza dell'analisi è destinato a suscitare una curiosità che può essere veramente soddisfatta solo provandoci, cioè facendo l'analisi. È un noto luogo comune della fiction non soltanto cinematografica aggirare l'ostacolo, permettendo allo spettatore di penetrare in questa specie di sancta sanctorum laico, e di curiosarvi. Il racconto cinematografico realizza in questi casi una sorta di simulata profanazione dello spazio segreto dell'analisi, divulgando quanto l'autore immagina vi accada. La comédie humaine si è insomma arricchita da parecchio tempo di un nuovo spazio narrativo e di due ruoli fissi e complementari, lo psicoanalista e il paziente. Si è andato così creando un nuovo genere di racconto psicologico-sociale, che enuncia le sue verità sovente bistrattando la situazione analitica per le finalità della narrazione, inscenando nuovi intrecci di antiche trame, in chiave ora comica, ora seria e drammatica.
Un cortometraggio «clinico». Il breve film A Therapy - firmato da Roman Polanski, presentato al festival cinematografico di Cannes nel maggio 2012 e facilmente accessibile su Internet - realizza con straordinaria intelligenza questo genere di profanazione, ponendola al servizio del fenomeno effimero e importante della moda. Nasce così uno splendido frammento narrativo, pensato e realizzato con cura in ogni suo dettaglio, nell'intento finale di mostrare il pregio d'eccezione dei prodotti per l'abbigliamento di Prada, il committente del film. Un committente illuminato, che ha dato carta bianca all'invenzione breve e concentrata