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Il tema della sessualità e della sessualità infantile, benché meno frequentato dalla psicoanalisi degli ultimi decenni (per lo meno dalla psicoanalisi non di area francofona), sta ricevendo da alcuni anni una rinnovata attenzione. Lo testimonia anche l'ultimo Congresso IPA di Città del sui core concepts della psicoanalisi: la sessualità, insieme al sogno e all'inconscio, era uno di questi e le questioni poste ai relatori sembravano proprio rispondere all'esigenza di «fare il punto», «esplorare» lo stato dell'arte e le posizioni degli analisti lì convocati riguardo alla presenza della sessualità nella clinica, quanto - a giudizio dell'analista - sia primaria e unificativa dell'idea di transfert, quanto le sue manifestazioni all'interno della relazione di transfert siano un portato del paziente o piuttosto della coppia analitica.
È evidente che quando parliamo di sessualità ci riferiamo alla psicosessualità, che è stata la grande scoperta di Freud e ha inaugurato una nuova prospettiva da cui guardare a fenomeni già ampiamente riconosciuti, fornendo di essi un'interpretazione, che - come sappiamo, per esempio con i Tre Saggi, - risultò per l'epoca fortemente destabilizzante. Per riprendere ancora una volta la domanda-provocazione di Green, La sessualità ha ancora qualcosa a che fare con la psicoanalisi? (1995), cosa rimane dell'impianto freudiano e qual è la sua eredità? In sintesi quale significato specifico le attribuiamo e quale ruolo gioca la sessualità infantile, la grande scoperta di Freud insieme alla Traumdeutung, all'interno del nostro apparato teorico-clinico? La Sexualtheorie non è solo all'origine, ma attraversa tutta l'opera di Freud e investe il cuore stesso della riflessione psicoanalitica.