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Ispirata dalle scoperte della psicoanalisi di Freud, Melanie Klein aveva preso ad osservare lo sviluppo dei bambini (dei suoi in primo luogo) cercando una via per una pedagogia non repressiva. Si imbatté allora, quasi inaspettatamente, nelle fantasie inconsce che continuamente sottendono la vita psichica infantile e, con sorpresa, si rese anche conto che esse erano influenzabili solo fino a un certo punto da una pedagogia illuminata.
I contenuti riguardavano desideri, paure, difese, teorie sulla vita, sulla morte, sulla sessualità (Klein, 1921).
Il piccolo Fritz le insegnò il modo di accedervi tramite il gioco, prima «giocando» con i racconti dei sogni e con le sue proprie storie, poi passando alla loro messa in scena.
«“Adesso mi metto a giocare quello che ti ho raccontato” oppure “Non lo racconterò, lo giocherò”» (Klein, 1921, 56). Aveva inventato l'analisi del gioco, che sarebbe stata la base per le successive scoperte della Klein e per lo sviluppo di tutto il suo pensiero, come Anna O. aveva inventato la talking cure, ispiratrice delle libere associazioni per Freud. Ancora una volta una tecnica particolarmente adatta al campo di esplorazione cui era applicata avrebbe permesso grandi progressi teorici in quel campo. Infatti, forse inaspettatamente per la Klein stessa, la fantasia inconscia, così come sembrava dispiegarsi agli occhi degli analisti di bambini, risultò essere un punto di snodo significativo per diverse questioni metapsicologiche e cliniche importanti.
Per prima cosa andava a collocarsi nell'ambito del misterioso salto dal fisico allo psichico.