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Dal 21 al 24 marzo si è svolto a Basilea il 26° Congresso annuale della FEP. Un Congresso che, oltre che per il potenziale evocativo del tema «Formlessness: Deformation, trasformation», si è caratterizzato per l'ottima ospitalità offerta dalla Società Svizzera di Psicoanalisi (di lingua francese e tedesca). Un Centro Congressi molto funzionale, un tesserino offerto ai congressisti per muoversi senza impacci sui mezzi di trasporto della città e interessanti iniziative sociali(tra cui la visita guidata alle strutture architet-toniche del nuovo Novartis Campus e quella alla fondazione Beyeler, progettata da Renzo Piano), hanno permesso di godere appieno non solo dei contenuti congressuali, ma anche dei molti stimoli artistici che la città può offrire.
Una cornice che ha fatto rendere al massimo gli scambi tra colleghi che venivano da vari paesi, europei ed extraeuropei.
Qualche numero per orientarsi: 597 i partecipanti, di cui 86 candidati; 189 tra speaker, discussant e chair, distribuiti nelle numerose relazioni, panel, forum, working parties e presentazioni individuali, che costituiscono il format congressuale. Buona la presenza italiana che, con i suoi 62 iscritti (di cui: 4 candidati e 19 membri impegnati attivamente in differenti ruoli) ha rappresentato - dopo la German Ass. - la Società più numerosa al congresso. Tra i dati da notare l'oscillazione del numero di candidati iscritti per Società: da un massimo di 38 (sui 129 iscritti della Swiss Soc.), a un minimo di 0 tra i 22 iscritti della British Soc.
Una partecipazione che, nonostante la flessione rispetto ai precedenti Congressi, di Parigi e Copenhagen, ha comunque garantito lo svilupparsi di un panorama articolato.
Il tema scelto, proprio per le aperture di lettura cui si prestava, è stato declinato a diversi livelli teorici e di modelli, dialogando anche con altre discipline, come nella Tavola Rotonda «Formlessness between art and psychoanalysis», o nel Panel «Mirrors on the screen» in cui cinema e psicoanalisi