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Più giungiamo a trasferire la nostra emozione e la novità delle nostre visioni nei vocaboli e più i vocaboli giungono a velarsi di una musica che sarà la prima rivelazione della loro profondità poetica oltre ogni limite di significato.
Una sera, mentre assistevo ad un concerto di musica barocca, notai che l'ensemble era composto quasi totalmente da musiciste. Il mio vicino di posto commentò: «Questa è come l'orchestra di Vivaldi: era fatta da sole donne, venivano ad ascoltarle da tutta Europa». Tale osservazione mi incuriosì, cominciai a documentarmi sull'argomento e scoprii allora che quell'organico orchestrale era formato da fanciulle all'incirca ventenni ricoverate, sin dai loro primi giorni di vita, nel brefotrofio di Venezia, dove il musicista era stato ingaggiato come maestro di violino.
Mentre approfondivo la mia conoscenza storica sulla vicenda, continuavo a chiedermi come quelle povere trovatelle fossero diventate sin da giovanissime musiciste di grande talento. Ipotizzai che la percezione uditiva avesse avuto un ruolo determinante nello sviluppo delle loro vite e, di pari passo, cominciai ad interrogarmi sulla funzione che quest'area ha anche nella stanza di analisi.
Cosa possono contattare analista e paziente attraverso la sensorialità del loro reciproco ascolto?
Qual è il peso della materia sonora nel processo di cura?