You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il titolo di questo scritto rimanda a una discussione sul ruolo dell'interpretazione avvenuta anni fa fra Daniel Stern e Marta Badoni. Riproponendo le tesi di un suo celebre contributo sui fattori non-interpretativi in gioco nel lavoro clinico, il primo affermava la necessità di superare la tecnica classica e di studiare il processo terapeutico con prospettive teoriche innovative (Stern et al, 1998; ).
Alle tesi radicalmente discontinuiste dello studioso statunitense, Marta Badoni replicò che a suo avviso occorreva lavorare per saperne di più sull'attività interpretativa (more about interpretation) anziché sforzarsi di andare al di là dell'interpretazione (more than interpretation) alla ricerca di un trascurato e misterioso quid relazionale (Badoni, 2002).
Il dibattito su questo tema mi pare ancor oggi riconducibile a quest'alternativa concettuale e per rilanciarlo ho cercato di integrare due diverse prospettive.
Nella prima parte del lavoro ho fatto uso di una logica diacronica, riassumendo le grandi svolte della riflessione psicoanalitica con un numero molto limitato di snodi concettuali.
Nella seconda parte mi sono invece avvalso di un approccio sincronico, correlando il tema dell'interpretazione alle categorie cui esso rimanda per antitesi: il setting e l'ascolto psicoanalitico (Bolognini, 2002; Civitarese, 2008; Di Chiara, 2011; ; Ferro et al., 2013; Riolo, 1998).