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We are such stuff as dreams are made on and our little life is rounded with a sleep.
[…] sobre a nudez forte da verdade o manto diáfano da fantasia.
Ne Il piccolo principe Saint-Exupéry racconta che da bambino fece un disegno di animali selvatici. Quando lo mostrò ai «grandi», indagando se fossero spaventati, non capirono e gli consigliarono di dedicarsi a cose più serie. Seguendo quel consiglio, divenne pilota. Ritrovandosi solo nel deserto, dopo essersi schiantato al suolo con il suo aereo, attinse alla sua immaginazione e diede vita al Piccolo Principe. Il «Piccolo Principe» lo invitò a disegnare una pecora. Nessun disegno però lo soddisfaceva, finché non abbozzò una scatola, affermando che la pecora era al suo interno. Riuscì così a costruire un mezzo di comunicazione con il Piccolo Principe e un contenitore per i suoi «sogni». In questo articolo si intende trattare lo sviluppo di un contenitore per tutto ciò che si declina in seduta e per la produzione di trasformazioni di vissuti emotivi indigeriti in «pensieri-del-sogno», nel caso di pazienti con disturbi della simbolizzazione. Questa storia è un modello per riflettere su come creare, nella nostra pratica clinica, uno spazio per la realtà psichica.