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Vorrei fare innanzitutto un breve inventario dei punti di riferimento culturali che pongono la psicoanalisi nel dialogo tra le scienze umane. Il filo conduttore, che può permettere il confronto fra molti metodi di diverse discipline, è il punto di vista neokantiano e quello neodarwinista.
Kant.
Dal punto di vista psicoanalitico «Per un sapere dei sensi» ha radici in Freud, Winnicott e Bion.
Freud si può certamente considerare un neo-kantiano, nel senso che, fecondato da quel tipo di riflessione, è stato capace di aprire un orizzonte ineguagliabile sulla capacità di osservare ed elaborare il funzionamento della mente. Il punto centrale riguarda «la cosa in sé inconoscibile»: postula un sistema inconscio della mente analogo a quello kantiano della cosa in sé. Il sistema «inconscio» sta in rapporto dialettico con l'altro sistema della mente quello della ragione e della coscienza: epifenomeni o apparenze e derivati della cosa in sé.
Darwin.
Nella storia della scienza e della cultura, Freud si deve considerare anche un neo-darwinista: si occupa del funzionamento della mente con un criterio evoluzionista, tanto che considera il risultato psicologico individuale di ogni essere umano ciò che deriva dalla sua filogenesi + la sua ontogenesi (Nuove lezioni di psicoanalisi, ). Inoltre ha teorizzato l'evoluzione della libido o energia sessuale, parallelamente alle funzioni biologiche che si vanno consolidando e sviluppando con la sua crescita.
Per restare all'interno di questo dialogo interdisciplinare, vorrei enunciare sinteticamente i punti della psicoanalisi freudiana e post freudiana che hanno avuto un'interessante evoluzione in psicoanalisi, e nelle discipline affini.
Partiamo da Freud. Con il concetto di «ricerca di una identità di percezione», Freud non soltanto indica che lo psichico si forma dal biologico attraverso