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Auno psicologo americano che gli comunicava di aver trovato una conferma sperimentale del fenomeno della rimozione, Freud rispondeva: «Caro Dottor Rosenzweig, ho esaminato con interesse i suoi studi sperimentali sulla validità scientifica delle affermazioni psicoanalitiche. Non posso dare un gran valore a queste conferme perché l'abbondanza di osservazioni attendibili sulle quali queste affermazioni poggiano le rende indipendenti dalla verifica empirica. Tuttavia, esse non possono fare alcun male». La lettera è citata da vari autori, tra cui Luborsky, 2000, 149, Wallerstein e Fonagy, 1999, 91, MacKinnon e Dukes, 1964, 703.
È indubbio che Freud possedesse le caratteristiche dello scienziato e aderisse alla Weltanschauung scientifica. Tuttavia, per sua stessa ammissione, non aveva lo spirito di colui che cerca conferme sperimentali alle proprie scoperte.1 Nutriva indifferenza, se non addirittura antipatia, verso la ricerca formale in psicoanalisi, ritenendo che le molte migliaia di ore spese con i pazienti fornissero una prova sufficiente delle idee che ne scaturivano (Wallerstein e Fonagy, 1999, 91).
La tesi dello junktim, cioè del legame indissolubile tra attività clinica e ricerca (Freud, 1926, 422; Freni, 1999), ha fortemente permeato la psicoanalisi successiva a Freud, in cui le numerose osservazioni attendibili hanno prodotto altrettanto numerose e nuove affermazioni che, tuttavia, anziché integrarsi in un