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Mi sono rivolta a Luciana Bon de Matte per chiederle di supervisionare il mio lavoro. Ben presto, però, il tempo trascorso insieme ha portato a una delicata quanto preziosa confidenza. Luciana, riflettendo sulla sua visione della psicoanalisi, ha cominciato a parlare della intenzione di scrivere un libro sulla «teoria della tecnica»; perlomeno era questo il titolo che desiderava dare al suo lavoro. Pensava a un libro non troppo teorico e che fosse in grado di sollecitare nuovi pensieri collegando le esigenze della clinica con quelle della tecnica. Soleva dire: «Se mi trovo sola di fronte ad un foglio, mi riesce difficile scrivere, mi piace avere un interlocutore con cui parlare, confrontarmi». Decidemmo allora, con Antonio Ciocca, di registrare alcune conversazioni. Gli incontri si svolsero nel suo studio negli anni 2004-2006. Per me è un privilegio aver potuto ascoltare, condividere, documentare una così ricca esperienza, quasi una sorta di testamento del suo pensiero psicoanalitico. Spero che il lettore resti, come me, colpito da tanta fluida, semplice immediatezza.
La Dott.ssa Bon de Matte era accogliente, spontanea e parlava con uno spiccato accento spagnolo che ne denunciava le origini cilene. Parlava con profondità, ma ascoltava con grande attenzione generando un'esperienza di famigliarità e di passione comunicativa.
Al dialogo psicoanalitico intercalava il racconto di frammenti della sua vita, in particolare l'incontro con il marito e il grave lutto che la colpì negli ultimi anni.
L'intrecciarsi di argomenti scientifici con quelli personali consentiva di cogliere la profonda commistione tra la teoria e la tecnica che utilizzava professionalmente e le vicende di vita e il contesto socio-culturale in cui era cresciuta.