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L'uomo primitivo ha una straordinaria fiducia nel potere dei propri desideri. In fondo tutto ciò che egli realizza per via magica deve accadere soltanto perché egli lo vuole.
Broglio, un tredicenne magrolino che vedo in consultazione, a detta dei genitori vive in un mondo tutto suo, fatto di mostri e di storie fantastiche. In seduta mi risucchia in un vortice di parole affettate e gesti manierati, sulla scuola e la famiglia. Mi ci vuole qualche minuto per accorgermi che fa come alcuni miei amici al bar il sabato sera, cioè ha estratto il cellulare ed è intento a giocare, come se niente fosse. Prudente, gli domando se preferisce giocare piuttosto che parlare.
«Ti sto ascoltando, mentre gioco!», risponde candidamente.
Un amico, avendo saputo dell'articolo in cantiere, mi racconta una scena sul potere del digitale, con un linguaggio involontariamente paradossale: «L'altra sera ero al pub con alcuni amici. Ce n'era uno che è entrato in chat, e si è spento. Dopo un'oretta, si riaccende ed esclama: «Beh, ragazzi, io vado!» Evidentemente, aveva trovato da fare bene.
Pensando a una «Psicoanalisi futura», non ho dovuto sfogliare molti appunti di sedute per trovarmi sommerso di materiale. Anzi, la stessa quotidianità, fatta di abitudini personali, amicizie, notizie alla radio mi ha imposto di parlare della pervasiva seduzione svolta dai dispositivi