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And fears and fancies thick upon me came; Dim sadness -and blind thoughts I knew not, Nor could name.»
Occuparsi del problema dei disturbi del pensiero partendo dagli schemi filogenetici non è una idea del tutto nuova. Nel suo studio su una nevrosi infantile Freud si interroga a proposito de «l' uomo dei lupi», la cui «irreprensibile intelligenza […] come messa fuori gioco dalle forze pulsionali» (1914, 490) lo porta a ipotizzare l'azione degli schemi filogenetici sulla vita psichica. Già i problemi posti da questa analisi gli suggeriscono l'idea di un funzionamento «autonomo» degli schemi filogenetici innati, i quali, «al pari di “categorie” filosofiche, presiedono alla classificazione delle impressioni che derivano dall'esperienza» (1914, 590). L'idea nasce dall'aver constatato il carattere «irrappresentabile» della vita del suo paziente.
Le «categorie» filosofiche di cui parla Freud costituiscono un riferimento a Kant (1787), la cui teoria è fondata sull'esistenza di «forme a priori» precedenti qualunque esperienza sensibile, di «categorie» per l'intelletto e di «schemi», strutture intermedie fra la sensibilità e l'intelletto, da cui emergeranno le immagini. Significa presentare, al contrario dell'empirismo, l'operatività primaria di strutture e di funzioni dello spirito come antecedente all'esperienza sensibile, ma