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L'argomento che mi è stato chiesto di trattare ha molti versanti, una storia complicata e tantissime sfaccettature. È dunque necessaria una preliminare riduzione di campo. Accennerò quindi solo sommariamente al tema dell' insegnamento della psicoanalisi in università o in istituzioni culturali simili. Questione che è solo una piccola parte di quella ben più vasta della presenza culturale complessiva della psicoanalisi e con la quale si intende ovviamente non la formazione di psicoanalisti al di fuori degli specifici percorsi formativi IPA, ma l'insegnamento del corpus concettuale della psicoanalisi, delle sue scoperte di carattere generale, delle sue implicazioni, della sua storia, dei suoi aspetti interdisciplinari, delle sue ricadute in altre pratiche.
Parlerò solo succintamente di questo argomento per tre ragioni. La prima è perché altre questioni sono forse più centrali nella riflessione su quali «nuove vie» (del trattamento o del training) siano individuabili per riposizionare la presenza della psicoanalisi di fronte alle trasformazioni in corso. La seconda è perché ne ho una esperienza diretta solo limitata: sicuramente ne sanno di più i colleghi che insegnano nei Corsi di Laurea in Psicologia. La terza è perché questo tema, a seguirlo per bene, rischierebbe di farci smarrire in un groviglio di controversie, controversie tuttavia non irrilevanti, che conviene ricordare almeno nei loro lineamenti generali, dato che fan parte di uno sfondo nel quale siamo immersi.
Malgrado la sua storia illustre, l'estensione extra moenia dell'insegnamento della psicoanalisi ha infatti incontrato (come talvolta tuttora incontra) il sospetto e in diversi casi anche l'aperta ostilità di molti psicoanalisti, almeno a partire dagli anni Venti, cioè dalla creazione degli istituti del training. O meglio: fin dagli