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Come mai dagli anni Settanta la psicoanalisi in USA, e successivamente nel resto del mondo, ha conosciuto un declino nell'impatto sociale, accademico, scientifico? Come mai è venuto meno quel grande ruolo di scienza psicologica leader, che l'aveva vista primeggiare negli anni della Golden Age, a partire dal dopoguerra, spingendo molte persone a far la fila per usufruirne? Il problema da cui parte Aron, che costituirà la rete invisibile di Efesto che avvolge le contorsioni dei singoli capitoli, è questa domanda inquietante. L'autore del libro non si accontenta di una risposta semplice. Inaugura piuttosto una ricca ricerca che risale alle fonti stesse della psicoanalisi, si declina nelle diverse storicizzazioni, e ci conduce ad una meditazione complessa sull'esistente, tentando di individuare possibili percorsi di uscita.
Agli esordi della psicoanalisi, Freud, alle prese col mistero dell'isteria, era transitato attraverso tutte le tecniche di cura in voga per arrivare a definire un campo nuovo di ricerca di sua invenzione. Le tecniche vigenti dell'epoca, quella del massaggio e dell'elettroterapia, si commisuravano con una concezione organica dell'isteria. Il raggiungimento del «parossismo isterico», coincideva col riassetto organico di un equilibrio energetico sbilanciato nell'isterica.
Il primo passo significativo verso la psicoanalisi consistette nel trasportare l'isteria dal piano organico a quello psichico. Questo «miracolo» fu perpetrato da Freud attraverso l'accostamento all'ipnosi e alla suggestione apprese in Francia.
Il passo straordinario successivo, attraverso la catarsi, fu quello di strappare la psicoanalisi dall'ambito della suggestione. In futuro Freud solo in casi eccezionali sopportò una convivenza delle due articolazioni della terapia: nella cura delle nevrosi da guerra sul campo, come dirà nel congresso di Budapest nel 1918, e nella cura delle classi disagiate, dove sarà necessario mescolare l'oro puro della