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Èil titolo stesso di questo libro ad evocare la complessità con cui l'autrice si è mossa alla ricerca di un suo stile e di uno sviluppo teorico personale che trova le sue radici nella figura di Bion psicoanalista e padre. Scrive Claudio Neri nella prefazione: «Parthenope cerca il padre, dopo molti sforzi e peripezie, lo ritrova insieme allo psicoanalista» (5). E, aggiunge Anna Baruzzi, riesce «a poco a poco, con grande impegno, ad essere Parthenope» (14).
È straordinario notare come l'autrice si sia mossa, tra l'affetto e l'amore filiale per il padre, e una lettura interpretativa dello psicoanalista Bion, restituendo chiarezza su alcuni punti oscuri del pensiero bioniano. È lei stessa a dirci che «quando ero bambina egli era semplicemente papà, ma se sto pensando ai suoi scritti teorici o clinici allora tendo a riferirmi a lui come Bion» (279). Penso effettivamente che l'autrice abbia nel fondo una freschezza ed una vivacità espressiva, grazie alla sua capacità di attingere dal mondo infantile, che le consente di rendere fruibili e comunicabili pensieri complessi.
Per esempio, a proposito di come l'Autrice intende il lavoro psicoanalitico, è molto evocativa l'intuizione ludica di una «geografia della biografia… e non tanto una storia della biografia» (167). Questo modo di procedere lo si ritrova in diversi schizzi biografici che Parthenope «disegna» sul padre, alla stregua di fotogrammi che vanno dallo scolaro in India, al carrista nel Regno Unito, allo psicoanalista a Londra e poi in California: luoghi geografici reali che certamente hanno avuto il loro influsso nella formazione di un Bion mistico, matematico, neo-kantiano, freudiano, kleniano, bioniano.
Nelle diverse zone geografiche in cui Bion è vissuto, egli ha sviluppato la costruzione di una «mappa galattica in continua evoluzione» (170), in cui gli angoli di osservazione mutano a seconda del cambiamento di prospettiva. Per viaggiare attraverso il caleidoscopio prospettico che osserva il caleidoscopio della ment