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In Brasile ci sono undici società affiliate all'IPA, cinque gruppi di studio, più di mille psicoanalisti e altrettanti candidati. Tante società, con così tanti analisti, molte divisioni e una Federazione con sede a Rio de Janeiro che le riunisce tutte: la FEBRAPSI. La Revista Brasileira de Psicanálise, trimestrale con sede a São Paulo, è l'organo ufficiale della FEBRAPSI e ha come obiettivo quello di divulgare e stimolare il dibattito psicoanalitico nel rispetto delle diversità teoriche e cliniche ma anche geografiche, avvalendosi di un gruppo di editor regionali, oltre che di consulenti internazionali, tra i quali Anne Alvarez, Antonino Ferro, Elias Mallet Rocha Barros, Marcelo Marquez e molti altri. Come è noto, per tradizione gli psicoanalisti brasiliani sono aperti a tutto ciò che può essere «importato» e la psicoanalisi italiana in questo momento è tra le più apprezzate.
Pubblicata per la prima volta nel 1928 dal pioniere Durval Marcondes, la Revista è subito piaciuta a Freud che, in una lettera a Marcondes del 27 giugno 1928, oltre a complimentarsi per l'iniziativa (la prima in Sudamerica), confessa di sentirsi «anche stimolato a esercitarsi nella lettura della lingua portoghese». Purtroppo la distanza dei Centri di psicoanalisi e le circostanze avverse hanno impedito la continuità della pubblicazione della Revista che è stata rilanciata solo nel 1967. La RBP è in stretto collegamento con i Congressi Nazionali, sempre molto vivaci e aperti anche agli studenti universitari (in media si registrano 1.500 iscritti). L'ultimo Congresso, dal titolo «Ser moderno, medo e paixao» (modernità, paura e passione), ha ispirato un numero monografico dedicato alla paura che comprende, oltre a vari articoli ispirati alla letteratura, all'arte, alla storia e alla linguistica, riflessioni e approfondimenti di diverso orientamento psicoanalitico sulla paura in tutte le sue declinazioni e sulle aree inaccessibili della mente. Propongo qui la sintesi di alcuni articoli che mi hanno