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Ho voluto porre all'insegna dell' impromptu queste osservazioni comparative non sistematiche sulla improvvisazione in musica e nel lavoro analitico. Scopo del discorso, che non aspira ad alcuna completezza, è cercare di ottenere dei chiarimenti sulla complessa e inesauribile materia dell'intervento analitico attraverso il confronto col tema dell'improvvisazione musicale.
Già il titolo contiene e anticipa le difficoltà in cui ci si imbatte su questo terreno, sia sul piano musicologico, sia su quello della psicoterapia analitica. L' impromptu è qualcosa di improvvisato, letteralmente di «non preparato». Sarebbe un pensiero poco rassicurante per una relazione a un convegno o per un lavoro scientifico che l'autore non fosse preparato e improvvisasse il discorso a suo piacimento. In realtà l'impromptu è una forma musicale che si vuole spontanea, poco «studiata,» come se fosse improvvisata sui due piedi e non costruita a tavolino: e quindi, soprattutto in epoca romantica, particolarmente vicina alle effusioni sentimentali di un'anima liberata da eccessivi vincoli formali e capace di esprimersi musicalmente in modi intimamente più sinceri.
È difficile, ma tutt'altro che impossibile, che una struttura musicale molto complessa, per esempio una fuga a più voci, possa essere improvvisata all'istante. Una fuga è anche il prodotto di calcoli che elaborano i momenti inventivi secondo certe regole formalmente rigide e ricostruibili a posteriori da chi voglia