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I recenti sviluppi organizzativi verificatisi nella SPI, con l'estensione della possibilità di condurre analisi a fini didattici ai membri ordinari, hanno riacceso il dibattito sui molteplici aspetti della relazione fra trattamento e formazione in psicoanalisi. La questione è praticamente coeva all'istituzione della disciplina e della professione analitiche, costituendo un focus mai spento di discussione teorica e istituzionale. In questo lavoro si proporrà una riflessione sullo spettro di implicazioni esistenti fra trattamento e formazione in psicoanalisi con particolare riferimento a due coppie concettuali, individuo e persona da un lato e trascrizione e traduzione dall'altro. Si tenta così di affrontare «a monte» una questione già trattata «a valle» nella differenza fra analisi personale e analisi didattica (Garella, 2011a).
Il modello tradizionale di formazione analitica, il cosiddetto modello tripartito1, ha inteso rappresentare sul piano operativo e organizzativo la concezione teorica dell'imprescindibilità di tre tipi di esperienza per il riconoscimento dell'inconscio:
a- l'esperienza del ritrovamento dell'inconscio in sé stessi, esperienza di natura sensuale, emozionale, onirica, e in parte minore razionale-intellettuale. Esperienza perseguita attraverso il trattamento psicoanalitico individuale;