You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
La nozione contemporanea di soggettività si radica, com'è noto, nella posizione cartesiana. Essa prende idealmente le mosse da questa domanda fondamentale: Che cosa sono io? A tale domanda, com'è noto, Cartesio offre la seguente risposta: Penso, quindi sono. Sono quindi una cosa che pensa.
La risposta è molto più problematica di quanto sembri, perché fra l'affermazione penso quindi sono e l'affermazione sono una cosa che pensa si sono insinuate delle premesse sottintese che dovrebbero essere esplicitate. Occorre tuttavia riconoscere, in via preliminare che, così facendo, Cartesio compie una mossa che possiamo ritenere a tutti gli effetti fenomenologica. Rispondendo infatti alla domanda che cosa sono io? con l'affermazione sono una cosa pensante, egli non riduce infatti il pensiero a oggetto (ad esempio a meccanismi neuronali, cioè stati cerebrali; oppure a meccanismi artificiali, cioè stati funzionali; o, ancora, a meccanismi comportamentali, cioè stati osservabili). Il pensiero è attività di pensiero, attività che non può essere negata, pena lo svanire della mia stessa esistenza. In altri termini, Cartesio pone in primo piano, legittimandolo a pieno titolo, l'atteggiamento descrittivo. I richiami alle nozioni di evidenza pura e apodittica, di