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Nella fase del suo pensiero successiva alla pubblicazione della Fenomenologia della percezione, Merleau-Ponty ha accentuato, talora con toni autocritici (1960a), il proprio interesse per la psicoanalisi. Pur non avendo esigenze di fondazione della disciplina né essendo egli stesso analista, Merleau-Ponty ha però certamente nutrito nei confronti della psicoanalisi un interesse sempre molto forte, presente fin dalle prime opere ma poi divenuto, col tempo, uno dei punti di riferimento privilegiati della sua riflessione. Interesse ricambiato da molti analisti, in particolare come è ovvio in Francia, dove la sua opera è stata discussa da personaggi del calibro di J.B. Pontalis e A. Green, ma soprattutto ha trovato in J. Lacan un interlocutore attento e rispettoso delle reciproche differenze anche quando non ha fatto mancare notazioni critiche. Critiche che Merleau-Ponty ha, altrettanto amichevolmente, ricambiato: celebre è l'episodio del Colloque di Bonneval (Laplanche, Leclaire, 1966, 61-62) dedicato nel 1960 al tema dell'inconscio.
Possediamo purtroppo soltanto una trascrizione a opera di Pontalis dell'intervento di Merleau-Ponty, da cui si desume però come egli fosse incline a non sottoscrivere senza residui la posizione allora tenuta da Lacan relativamente all'inconscio come struttura «linguistica» (espressione usata qui per brevità sulla quale comunque si tornerà più avanti). Una critica che non mancò di ferire Lacan, se questi se la prese con Pontalis, reo ai suoi occhi di aver deformato con il suo resoconto