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Psicoanalisi, identità e Internet è un libro di cui si sentiva la necessità, e non solo perché con esso abbiamo finalmente un testo in lingua italiana che fa il punto su uno dei temi più importanti del nostro tempo, ma anche per le connessioni e i rimandi, suggestivi e talora persino inquietanti, tra il mondo dell'analisi e il mondo di Internet: connessioni da cui la concezione della psicoanalisi stessa potrebbe venire mutata nel corso di un processo il cui sviluppo temporale è decisamente imprevedibile.
Tra la psicoanalisi e Internet c'è di mezzo - già nel titolo, ma non solo nel titolo - la questione dell'identità. Tra i due forse questa non ha ricevuto sufficientemente spazio, o comunque meriterebbe un futuro approfondimento, cui magari dedicare un secondo volume: le trasformazioni identitarie che Internet può generare, o semplicemente favorire, rappresentano davvero il problema. È su questo terreno (un terreno beninteso, come i diversi contributi testimoniano, ora di incontro, ora di scontro) che si gioca il raffronto più significativo con l'analisi, in quanto ambedue vocati sia pur in modi diversi a produrre una trasformazione identitaria (alcuni autori ne sottolineano le affinità, ad esempio Civitarese, altri gli antagonismi: Antinucci).
Il testo è preceduto dall'ottima introduzione del suo curatore, cui si rimanda anche per una puntuale sintesi dei diversi lavori, operazione da cui per tal ragione mi sento esonerato a vantaggio di un tentativo, beninteso del tutto personale, di focalizzare i punti nevralgici e i nodi problematici con cui veniamo confrontati, attraverso un continuo gioco di rimandi che esprime una capacità di dialogo a distanza tra i suoi autori davvero valida.
Un primo nodo è contenuto nell'asserzione, che introduttivamente ci propone Marzi: «il cyberspace intesse con la spazialità analitica rimandi immaginativi» (22). Nel prosieguo del testo tali rimandi verranno declinati con riferimento alle forme di narrazione dei videogiochi, passibili di «