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Il rapporto tra scienze del cervello e psicoanalisi è molto antico. Possiamo farlo iniziare formalmente almeno dalla pubblicazione da parte di Freud del Progetto di una Psicologia (1895). In quell'opera giovanile Freud rivendicava la possibilità di «dare una psicologia che sia una scienza naturale, ossia di rappresentare i processi psichici come stati quantitativamente determinati di particelle materiali identificabili» (1895, 201). Com'è noto tale progetto fu presto abbandonato a favore della messa a punto della Metapsicologia, in attesa delle possibili risposte che la biologia avrebbe potuto fornire in anni futuri.
Le scienze del cervello hanno compiuto grandi progressi negli ultimi decenni. Questi progressi sono stati favoriti dall'enorme sviluppo dello studio di modelli animali - in primis lo studio elettrofisiologico del cervello dei macachi - e dall'introduzione di nuove tecnologie che per la prima volta hanno permesso uno studio non invasivo dell'attività del cervello umano, come la Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI), l'Elettroencefalografia (EEG) ad alta densità, la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), oltre al più usuale storicamente ma non meno importante studio dei pazienti neurologici da parte della neuropsicologia clinica.
L'introduzione di questi nuovi approcci metodologici ha prodotto un'enorme mole di dati empirici insieme alla certezza fattuale che il cervello sia necessario per l'attività mentale. Tuttavia, molto più controverso appare determinare