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La nascita della teoria psicoanalitica coincide in Freud con l'inizio della sua riflessione sui sintomi nevrotici, osservati nella pratica clinica, e sui possibili strumenti psicoterapeutici da mettere in atto per affrontarli, capirli e possibilmente risolverli. Le varie costruzioni teoriche metapsicologiche sulla genesi e lo sviluppo dell'apparato psichico, da lui successivamente ipotizzate, prenderanno quindi la loro origine dalle sue osservazioni cliniche. Nella sua riflessione sull'eziologia e sui possibili significati dei sintomi nevrotici, il ruolo del trauma rappresenta fin dall'inizio, e continuerà a rappresentare, nel corso di vari decenni, l'elemento fondante. Il trauma è concepito come un evento, isolato e unico, oppure ripetuto nel tempo, che produce una quantità di eccitazione psichica in grado di lacerare un precedente assetto elaborativo e di imporgli un ulteriore lavoro di ristrutturazione, che potrà portare a un'organizzazione difensiva patologica, il cui modello è rappresentato per Freud, inizialmente, dalla rimozione. L'assetto psichico, che può essere disorganizzato dal trauma, può essere inteso come una trama discorsiva che il soggetto, sia consapevolmente sia a livello inconscio, continuamente elabora e aggiorna per assicurare una coerenza e una continuità di identità con se stesso e con il mondo circostante. La riflessione freudiana sul trauma non è lineare, ma presenta continui sviluppi e ritorni su posizioni precedenti, tutti centrati intorno alle varie modalità di influenzamento