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In questo mio contributo ho tenuto in mente il tema generale del convegno «All'origine dell'esperienza psichica» e il tema di oggi «L'assoluto bisogno dell'altro». Ho utilizzato quattro vertici prospettici tra loro articolati. Il primo vertice prende a prestito formulazioni dalla teoria dell'evoluzione e dalle teorie della complessità. Il secondo prospetta la nascita della coscienza secondaria di homo sapiens e delle sue conseguenze nella capacità di interazione col mondo esterno e col mondo interno. Il terzo vertice prospetta il parallelo e progressivo decollo filogenetico del soggetto individuale da uno psichismo collettivo più antico. Il quarto vertice accenna a una rilettura dell'impatto del trauma e della malattia organica e riflette sul rapporto mente-corpo.
In questo lavoro farò prevalentemente uso di quella che Wilfred Bion ha denominato immaginazione speculativa, qualcosa che non è ancora un pensiero scientifico, ma che in qualche modo anela a diventarlo (Bion, 1977). Nonostante la necessità di approfondire in modo rigoroso le teorie limitrofe, che sono necessarie alla psicoanalisi per riaddomesticare la «strega» della metapsicologia, siamo vincolati nel nostro quotidiano a «passare molte ore immersi nei meandri dell'inconscio e prendere solo una boccata d'aria ogni tanto» come disse Freud in una lettera a Lou Andreas Salomè. Se ci è difficile per questo leggere molti libri, abbiamo però dalla nostra parte il privilegio raro di poter «leggere persone» come ebbe a dire ancora Bion. Dobbiamo comunque ammettere, ma anche difendere,