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Dopo alcuni anni, l'edizione francese è del 2004, viene tradotto in italiano Preistorie di famiglia che, con Les Visiteurs du moi (I visitatori dell'Io) del 1981, rappresenta uno dei testi fondamentali di Alain de Mijolla, celebre innanzitutto per l'immane lavoro svolto nel campo della storia della psicoanalisi. Ha fondato difatti l'Association Internationale d'Histoire de la psychanalyse, la Revue Internationale d'Historie de la psychanalyse e ha curato o diretto in una sua collana, edita da Puf, ben 21 volumi su personaggi e problemi della storia della psicoanalisi. Ha ricevuto inoltre il premio Maurice Bouvet nel 1976 e il Sigourney Award nel 2004, e prosegue con straordinario vigore la sua ricerca, avendo pubblicato recentemente ben tre volumi sul rapporto tra Freud e la Francia.1 Alain de Mijolla è però conosciuto e apprezzato anche per i suoi lavori nell'ambito dei fenomeni identificatori intergenerazionali, essendo stato fra i primi, con Nicolas Abraham e Maria Torok, i celebri autori de La scorza e il nocciolo , a studiare questi aspetti. La sua ricerca lo ha portato a definire un'area concettuale personale e fortemente ancorata alla metapsicologia freudiana: se i concetti di cripta o di incorporazione caratterizzano ad esempio l'apparato interpretativo di Nicolas Abraham, quello di mandato transgenerazionale Lebovici, o il conflitto (télescopage) delle generazioni, la Faimberg, per citare solo alcuni degli autori più noti in questo filone di ricerca, la linea teorica di de Mijolla è piuttosto rappresentata dai concetti di «fantasmi di identificazione», «visitatori dell'Io», «fenomeni intergenerazionali», «ruolo del preconscio», «presenza necessaria di un terzo nel processo di trasmissione».
In Preistorie di famiglia, l'autore definisce innanzitutto il valore costruttivo dei ricordi e l'importanza transferenziale della loro comparsa in analisi, non escludendo la questione, che assume ovviamente un'importanza aggiuntiva nel