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Sul piano clinico, limitazioni o distorsioni più o meno estese del processo di soggettivazione (genericamente, l'acquisizione progressiva della capacità di riconoscersi come soggetto, agente di impulsi, fantasie, stati affettivi e pensieri personali e di riconoscere anche gli altri come soggetti) si presentano in svariati quadri patologici. Esse compaiono soprattutto in due tipi di runzionamento psichico: quelli caratterizzati da disinvestimento oggettuale (funzionamento autistico o schizoide, pazienti narcisisti) e quelli caratterizzati da un uso intenso di meccanismi scissionali e proiettivi (soprattutto le organizzazioni borderline di personalità).
Secondo Cahn (1998), i disturbi narcisistici e le organizzazioni borderline dell'età adulta costituiscono l'esito dell'incompiutezza del processo di soggettivazione adolescenziale. Questa tesi è condivisa da Novelletto (1984), secondo il quale tale incompiutezza presuppone quasi sempre una difficoltà originaria nella differenziazione tra l'Io e l'Altro, esito di carenze sperimentate nelle relazioni primarie, soprattutto per quanto concerne le fondamentali runzioni materne di rispecchiamento, di porta-parola e di schermo anti-stimolo. Queste carenze primarie determinano falle narcisistiche che, riattivandosi in adolescenza, interferiscono con la funzione evolutiva dell'adolescenza e producono ristagni o interruzioni nel processo di appropriazione soggettiva della realtà, a partire da quella del proprio corpo sessuato.
L'idea che sviluppo in questo lavoro è che l'analisi in etè adulta di problematiche adolescenziali nella nuova posteriorità offerta dall'esperienza analitica attuale costituisce una condizione essenziale per la riapertura di un processo di