You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Nella psicoanalisi la ricerca è schiacciata da una aporia costituita due determinanti asserzioni. La prima è la reiterata affermazione da parte di Freud della appartenenza della nostra disciplina all'universo delle scienze e dal disconoscimento di qualsiasi altra scienza al di fuori delle Naturwissenschaften (scienze della natura). La seconda è la postulazione, e non possiamo definirla altrimenti, dell'esistenza dell'inconscio psichico, concetto sul quale si fonda e si giustifica l'intera teoria e la clinica psicoanalitica.1
La distinzione tra ricerca clinica e ricerca concettuale non mi pare che apporti un significativo chiarimento rispetto al problema di fondo, in quanto quest'ultima spesso è una riflessione critica sulla storia dei concetti psicoanalitici e sulla loro reciproca compatibilità (Dreher, 2002).
Come sappiamo, numerose volte Freud ha fatto ricorso al termine «osservazione» per illustrare la sua pratica clinica, ma questa era ben lungi dal coincidere con quelle metodiche rigorosamente organizzate e controllate che sono utilizzate nelle scienze osservative. Infatti, credo che si possa convenire che né il metodo sperimentale né il successivo controllo empirico possono essere praticati dalla metodologia operativa della psicoanalisi, a causa delle caratteristiche proprie della situazione analitica, nella fattispecie, quelle della irripetibilità e della specificità della singola relazione analitica, per cui, per dirla con Laplanche (1987): «lo sperimentalismo svanisce di fronte all'oggetto psicoanalitico». Tutto questo