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L'antologia di testi di Pierre Fédida, psicoanalista dell'APF scomparso nel 2002, si propone ricca e corposa al lettore. La scelta di articoli, inediti in italiano, consente di seguire lo svolgersi del suo pensiero intorno ad alcuni nuclei tematici che lo costellano, grazie alla cura che vi ha dedicato Riccardo Galiani, attento traduttore, cui dobbiamo anche la pubblicazione del seminario postumo Umano/Disumano.
Gli scritti proposti, raccolti per la prima volta in volume, coprono un arco di tempo più che trentennale ed evidenziano il lavoro costante dell'autore teso ad approfondire, precisare, trasformare la propria riflessione incentrata principalmente sulla parola nelle sue relazioni con il transfert e il sogno. Si rimane affasci-nati ma anche impigliati nel suo denso linguaggio, non sempre scorrevole.
La cultura fenomenologica di Fédida si avverte in stimolante dialogo con la teoresi psicoanalitica soprattutto in merito al linguaggio, al visuale, alla presenza. Confrontarsi con la sua opera non è agevole, ma si è decisamente ripagati dall'arricchimento che se ne riceve e dall'ampiezza delle prospettive che offre.
Tra i molteplici itinerari che la struttura antologica consente al lettore mi preme segnalare innanzi tutto il percorso inerente al doppio svolgimento dell'accadere psichico, questione di marca freudiana ripresa in più occasioni e con diverse angolature prospettiche.
A partire da «Il discorso a doppio intendimento» (Fédida, 1969) si snoda in Aprire la parola (Fédida, 1981) il tema della duplicità che origina dal doppio senso della parola, investe la doppia scena, in atto tra inconscio e coscienza come tra sogno e racconto, fino a toccare il doppio scenario tra analista e paziente, anche con «Il sito dell'estraneo» nella versione datata 1995, e confluire nella doppia temporalità della processualità analitica e della costruzione in analisi, soprattutto in lavori come «Tecnica psicoanalitica e metapsicologia» (Fédida, 1985). Nell'appassionata rilettura, in più