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Esiste una manciata di articoli e libri di psicoanalisi che hanno influenzato molto il mio modo di pensare, non soltanto la psicoanalisi, ma anche che cosa significa essere vivi in quanto esseri umani. A questo gruppo appartengono Lutto e melanconia (1917) di Freud, La struttura endopsichica considerata in termini di relazioni oggettuali (1944) di Fairbairn, Note su alcuni meccanismi schizoidi (1946) della Klein, Apprendere dall'esperienza (1962) di Bion, Il tramonto del complesso di Edipo (1979) di Loewald, così come l'articolo su cui mi concentrerò in questo scritto: «La paura del crollo» (1974) di Winnicott.1
«La paura del crollo» (1974), che Winnicott ha scritto nel corso dell'ultimo anno della sua vita e che è stato pubblicato tre anni dopo la sua morte, è a mio avviso il suo ultimo scritto di rilievo.2