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Nei modelli psicoanalitici attuali è soprattutto l'esperienza relazionale che costituisce l'aspetto centrale di molta parte della tecnica operativa. Infatti quello che è intrapsichico non può che diventare relazionale quando già si accende la fantasia di un'analisi (Ferro, 2002). L'ingresso massiccio di aspetti relazionali nella teoria e nella tecnica psicoanalitica pone al centro l'incontro con l'altro: si aprono canali di ricerca sinora poco sfiorati (Panizza, 2012). È un incontro di due menti inconsce che si realizza nel contesto dei rispettivi transfert e controtransfert, bidirezionali e mutevoli.
La psicoanalisi si caratterizza nel suo accogliere l'alternanza di processo primario e di processo secondario come regime funzionale specifico della mente dell'analista (Bolognini, 2008). Nella dialettica tra il polo ricettivo sognante e il polo riflessivo si osserva un rimando continuo dal contenuto manifesto a quello latente e viceversa. Il testo manifesto, in cui le strutture del mondo interno si palesano, può essere utilizzato per monitorare la dinamica relazionale. Ciò può avvenire, come si vedrà, quando vengono impiegate specifiche coordinate nell'ambito del processo secondario. Esse possono essere particolarmente proficue se la trama transferale-controtransferale confonde la mente dell'analista.
In un precedente lavoro (Trombini, 2010), dedicato all'area della ricerca sul processo psicoanalitico, ho proposto un criterio per monitorare, nel corso della seduta, la dinamica relazionale. Tale criterio si basa sul confronto tra le configurazioni (strutture) relazionali del racconto del sogno (contenuto manifesto) e quelle delle associazioni presentate in seduta dal paziente. Del criterio «confronto sogno manifesto/associazioni» (CSMA) ho evidenziato due coordinate (descritte in dettaglio