You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Quando uno psicoanalista della statura di Thomas Ogden, da sempre interessato alla letteratura e alla critica letteraria, si cimenta con la scrittura di un'opera narrativa, è inevitabile per il lettore psicoanaliticamente informato la tentazione di mettere insieme i fili di un lavoro che per anni, nel caso di questo autore, ha sempre privilegiato il linguaggio, o meglio, quella che egli chiama «la voce».
In molti modi, in tanti scritti, Ogden ha ribadito che «l'unicità della voce» (2013, 631, trad. mia) è ciò che collega il suo lavoro di analista alla pratica letteraria e critica, e trovare questa voce per il soggetto è anche il punto d'arrivo di una analisi ben riuscita.
Non solo la voce degli scrittori esercita un'influenza fondamentale sul suo essere analista, - così come la voce dei teorici precedenti, da Freud a Bion a Fairbairn e Segal, per citarne solo alcuni, ha formato il suo stesso modo di essere analista e di trovare la propria voce, quella con cui si riferisce in modi diversi a pazienti diversi: «troviamo noi stessi - o forse creiamo noi stessi nella scrittura dei nostri predecessori» (2013, 632) - ma il lavoro analitico consiste (per i due soggetti implicati) nell'imparare a parlare con la propria voce, trovare la voce irripetibile e unica dell'espressione del Sé, cosa possibile solo nello scambio del campo analitico, o meglio nella creazione di quel terzo analitico realizzabile solo quando ci sono, nel campo, due persone che pensano, condizione creativa per eccellenza: «È questa esperienza del pensare con un'altra persona con cui si è in conversazione in modo conscio e inconscio che io credo ci sia il potenziale per creare le condizioni in cui il cambiamento psicologico può avere luogo sia nel paziente che nell'analista (2013, 635).
Il linguaggio non è solo una forma di espressione, ma partecipa profondamente alla creazione del pensiero e dei sentimenti: «Noi trasformiamo la nostra esperienza in pensieri e sentimenti in gran parte attraverso il mezzo del