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Dopo la prima lettura del libro, se avessi dovuto pensare ad un sottotitolo per questa raccolta di seminari di Bion avrei scelto: «Sulla difficoltà/impossibilità a lavorare secondo il modello di Bion». Non solo per il messaggio che più volte Bion ripete, che la psicoanalisi di cui parlerà non è destinata a durare a lungo perché il pensiero psicoanalitico non può mai fermarsi e dare per eterni i propri modelli, ma anche per il tono apodittico di alcune sue prescrizioni. Dopo essere tornato sui punti più significativi del testo sceglierei invece: «Sui molti modi di lavorare con Bion», per la molteplicità di livelli di lettura che il testo bioniano può avere.
Nell'appendice, che opportunamente i curatori del libro hanno aggiunto ai seminari (la ripubblicazione di Note su memoria e desiderio, seguita dal commento al testo di alcuni analisti e la successiva risposta di Bion), Bion, a un analista che sottolinea alcune contraddizioni tra quanto affermato nel testo e quanto scritto in Elementi della psicoanalisi, risponde che non si tratta di contraddizioni ma di una normale evoluzione del suo pensiero. L'argomento in discussione è l'importanza del sensoriale. In Elementi della psicoanalisi afferma che quello che interpretiamo deve essere un oggetto di senso, qualcosa di udibile o visibile o palpabile o odoroso, mentre nei seminari sottolinea la necessità di spogliarsi della sensorialità anche se il nostro linguaggio, per avere una funzione comunicativa, si appoggia comunque ad un vocabolario che fa riferimento al mondo sensibile. Tale evoluzione fa parte di un progressivo tentativo di far emergere nella seduta analitica l'esperienza di O spogliandola di ogni altro elemento che possa agire da disturbo.
La particolarità di questi seminari, rispetto ad altri (italiani, Tavistock, brasiliani), è il tono delle affermazioni di Bion che appare radicale, estremo, come se l'intento fosse quello di provocare una sorta di shock nell'uditorio, che viene quindi usato come sparring partne