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L'interesse che si sta sviluppando a vari livelli (IPA, Società nazionali, Centri) per la ricerca quantitativa e qualitativa in psicoanalisi mi ha convinto a recensire, del terzo fascicolo interamente dedicato alla ricerca, un articolo molto complesso, dettagliato, con una ricchissima bibliografia: Psychodynamic psychotherapy for children and adolescents: a critical review of the evidence base, di Nick Midgley and Eilis Kennedy. Gli autori ricordano che per molti anni le terapie psicodinamiche non sono state incluse nelle liste dei «trattamenti fondati empiricamente», in quanto considerate prive di una attendibile base di evidenza. Infatti, a differenza dei terapeuti cognitivo-comportamentali, gli psicoterapeuti psicodinamici sono stati riluttanti ad affrontare quel tipo di ricerca empirica che avrebbe permesso o favorito l'inclusione, perché una valutazione appropriata degli approcci e degli esiti avrebbe comportato vere e proprie sfide metodologiche. Inoltre, le ricerche effettuate non sono state condivise e quindi sono rimaste isolate.
Nel campo dei trattamenti psicodinamici degli adulti sono apparse ultimamente importanti rassegne bibliografiche e meta-analisi, raccolte nel lavoro di J. Shedler (2010), The efficacy of psychodynamic psychotherapy. Due i punti salienti:
l'«effect size» delle terapie psicodinamiche (e cioè la misura statistica della relazione tra il trattamento e i suoi esiti, variabile tra lo 0.2 - piccola e lo 0.8 e oltre - grande) è almeno uguale a quello di altre forme di trattamento considerate «evidence based»;
i risultati conseguiti non solo permangono, ma migliorano nel tempo.
Quanto ai bambini e agli adolescenti la ricerca sull'efficacia delle terapie psicodinamiche (termine usato dagli autori per coprire tutte le terapie che si descrivono come psicodinamiche e psicoanalitiche) è sicuramente in ritardo, anche se sono da registrare indizi di un interesse crescente.
Gli autori costruiscono il loro lavoro a partire dalle rassegne bibliografiche si