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Lo spazio può essere la proiezione dell'estensione dell'apparato psichico. Nessun'altra derivazione è verosimile. […] La psiche è estesa, di ciò non sa nulla.
Dopo avere letto il volume monografico dell'Inquiry dedicato alle nuove tecnologie e al cyberspazio mi è venuta alla mente questa annotazione che insieme ad altre Freud redasse a mano su un foglio1. Rappresentava certamente l'abbozzo di un'idea che mai come ora, credo, stiamo cominciando ad esplorare. Da sempre uno dei temi centrali della psicoanalisi è stata la comunicazione da psiche a psiche e come questa si articoli su differenti livelli, dentro ma anche fuori dal setting psicoanalitico2. Mi verrebbe da dire che la mente si serve di ogni mezzo per estendersi e comunicare, tuttavia questo medium, nel quale la psiche umana è libera di espandersi un po' come farebbe un gas, non è inerte e risente da un lato di fattori endogeni e pulsionali e dall'altro di una molteplicità di fattori esogeni e relazionali come quelli legati alla cultura, al progresso tecnologico e così via. Ma come è andato cambiando questo sostrato nel corso dei secoli? Come fa notare la stessa redattrice C. Kieffer nell'epilogo scritto a questo numero dell'Inquiry (513), la cybertechnology non è solo cosa dei giorni nostri, ma ha radici più profonde che originano nella prima metà