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Nello sviluppo normale il Sé corporeo e il Sé psicologico, insieme, formano il senso di Sé (Aron, 1998); il Sé corporeo è il nucleo fondativo, il contenitore, del Sé psicologico (Freud, 1923). Sul piano della clinica la psicoanalisi ha affrontato il problema mente-corpo fin dalla sua fondazione. Per Freud il corpo è, al tempo stesso, Korper, «il corpo che ho», corpo reale, oggetto materiale e visibile, «presupposto» dello psichico (Laplanche, 1987), ma anche Leib, «il corpo che sono», sostanza vitale e primo nucleo della soggettività.
Quando si rapporta al corpo la psicoanalisi opera come un linguaggio che promuove interventi e trasformazioni all'interno della dimensione «reale» del corpo. E sebbene il linguaggio simbolico con le sue metafore attinga ad un'ampia varietà di fonti, il corpo risulta, in ultima analisi, la radice metaforica di tutte le metafore, la stoffa dalla quale tutte le rappresentazioni simboliche vengono tagliate (Benveniste, 1998; Johnson, 1987; Lakoff & Johnson, 1980).
La metafora, più di ogni altra cosa, è uno strumento conoscitivo. Scrive Maria Ponsi (2010): «mettendo in evidenza un aspetto comune a due oggetti del mondo non ci limitiamo a spiegare, creiamo anche qualcosa di nuovo, facciamo un passo avanti nella conoscenza di qualcosa di sconosciuto. […] Utilizzare una metafora su un qualsiasi oggetto che non è ancora sufficientemente noto permette di compiere inferenze, formulare ipotesi, e anche teorie» (2). Ma la metafora non è soltanto la struttura di base di una funzione cognitiva. Modell (2003; 2009) ad esempio sostiene che la metafora sia la struttura fondante del processo psicologico