You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
In questo scritto formulerò delle riflessioni su alcune problematicità che incontrano gli analisti incaricati di valutare l'idoneità di un candidato a svolgere trattamenti analitici in maniera indipendente ed essere quindi nominato membro della SPI e dell'IPA. Mi occuperò inoltre delle difficoltà nelle quali a loro volta i candidati si imbattono nell'affrontare questa prova al termine del training, con la considerazione che si tratta palesemente di un'articolata questione a due vie, che coinvolge con modalità differenti entrambe le parti.
All'articolo 3 dello Statuto della SPI è stabilito che: «La Società promuove gli studi psicoanalitici e provvede alla formazione dei nuovi psicoanalisti in Italia». Il nostro compito è quello di sostenere la ricerca e di trasmettere la psicoanalisi, di tramandare cioè nel migliore dei modi possibili il lascito di Freud e degli analisti che ci hanno preceduto. Mi preme qui rimarcare come sia essenziale far transitare da una generazione all'altra il senso dell'avvenire: non tutto è già stato, non tutto è già stato visto e conosciuto.
Da tutto ciò discende la possibilità di aprire nuovi sensi del mondo, nuovi mondi di senso per scongiurare il rischio di restare impigliati passivamente nel proprio passato, nella ripetizione del già stato. Si tratta di un movimento che si situa sul bordo tra la memoria e l'oblio, tra la fedeltà e il tradimento, tra la continuità e la separazione, poiché in questa esperienza non c'è solo un'assicurazione del legame ma innanzitutto un'appropriazione soggettiva del lascito per poi