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L'invito a riflettere sulla forma e sull'uso degli attrezzi della psicoanalisi in questi tempi (in realtà, sul lavoro dello psicoanalista) risulta essere una sfida che si potrebbe sintetizzare nelle seguenti domande: quali strumenti usiamo noi psicoanalisti? Quali attrezzi abbiamo nella nostra cassetta? D'altra parte, questa domanda - dal momento che la formuliamo oggi - ci permette di fare un passo in avanti e giocare al contrappunto tra il modo di pensare a questi strumenti nell'attualità e quello di più di cento anni fa.
Tale contrappunto, ben si intende, non va visto come un confronto puramente storico. Piuttosto, parte da una constatazione storica e cioè che il modo di procedere psicoanalitico, come ogni costruzione umana, è condizionato e sottoposto ai codici egemonici di ogni epoca. E in questo senso, quando pensiamo e ripensiamo ai nostri attrezzi da psicoanalisti, risulta necessario problematizzare sia le varianti dell'epoca di cui facciamo parte, sia le sue conseguenze.
La teoria freudiana fu uno degli avvenimenti più rivoluzionari per la cultura dell'inizio del ventesimo secolo. Più di cent'anni dopo la sua prima formulazio ne, nel bel mezzo di una serie di cambiamenti vertiginosi nelle istituzioni sociali e di importanti innovazioni tecnologiche di grande impatto sulla soggettività, non sembra essere un'inquietudine sociologica di poco conto per noi psicoanalisti, quella di considerare tali variazioni e i loro effetti sul nostro lavoro, bensì una condizione necessaria per esercitare bene il nostro mestiere.