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Nella storia della psicoanalisi spesso l'adolescente entra come paziente in quelle situazioni di frontiera per cui si è chiamati ad intervenire in seguito ad un allontanamento dalla famiglia. Pensiamo agli adolescenti antisociali di Winnicott, al lavoro con il carcere minorile di molti illustri analisti italiani come Senise,1 Novelletto, Giaconia e al lavoro con le comunità che ospitano adolescenti con storie di abuso o di maltrattamento. Se è vero che l'adolescenza è la Cenerentola della psicoanalisi, in base alla nota immagine di Anna Freud, è vero anche che Cenerentola non ha i genitori, ma solo una cattiva matrigna che può ben rappresentare l'imbarazzo della psicoanalisi a trattare i genitori dei pazienti2 adolescenti, e a gestire i problemi relativi agli intrecci complessi delle identificazioni, delle contro-identificazioni e delle reazioni controtransferali.