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L'attualità di Dora sta a mio parere in quella che agli occhi del suo autore è la sua ovvia inattualità ovvero nell'involontaria esibizione della natura essenzialmente retorica e narrativa di qualsiasi verità. Nel mostrarsi così chiaramente all'opera nel testo, il paradigma storico-naturalistico (oppure archeologico-indiziario, secondo la famosa definizione di Carlo Ginzburg, 1986), si capovolge nel suo opposto, nel paradigma estetico. Ma questo è anche il grande cambiamento che pervade la psicoanalisi contemporanea e che la rende assolutamente attuale nella nostra epoca cosiddetta postmoderna. Appare anche evidente come Freud sia stato uno di quelli che, pur aderendovi - né poteva fare diversamente-, ha contribuito a corrodere la visione positivistica di una verità ultima e trasparente.
Se l'atteggiamento da detective che Freud assume in Dora ci induce a seguire lo stesso metodo, comunque non sarà proprio lo stesso: qui sarà piuttosto rivolto a un'analisi «metanarrativa» della retorica testuale, e non all'esercizio, cui qualcuno indulge astiosamente e senza empatia con l'autore, di mettersi a competere con lui sull'interpretazione dei tanti dettagli del caso, per di più senza essersi trovato nella situazione concreta e senza un minimo di contestualizzazione. Tali tentativi danno adito facilmente a interpretazioni arbitrarie, forzature associative e costruzioni assai dubbie. Diverso è invece, a mio avviso, ciò che tento di fare qui, ossia di rileggere creativamente il testo (Ogden, 2012) alla ricerca di inedite risonanze e suggestioni, non per arrivare a una definitiva formula esplicativa, ma per espandere il campo dei significati possibili.