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Alberto Sobrero - Partirei dal libro di Pennac Come in un romanzo, da alcune sue osservazioni. Questa generazione non legge. Noi leggevamo di nascosto; leggere certi libri era proibito; c'erano libri vietati che nelle famiglie ricche stavano sull'ultimo scaffale della libreria. C'erano i libri di avventure, di fantascienza, c'era Guerra e Pace, libri che non potevano fare a meno di avere 1000 pagine perché dovevano farci immaginare mondi, descrivere battaglie ecc.
Oggi questi «altrove» non hanno più senso, o per lo meno sono qui fra noi, prima al cinema, poi in televisione, ora in rete. L'immaginazione non si può più affidare alla carta stampata. Perderebbe tempo. Quando i miei studenti dicono «non ho tempo per leggere» hanno perfettamente ragione.
Alfredo Lombardozzi - Una paziente anziana racconta che quando era bambina i genitori, che pure erano persone di una certa cultura, la rimproveravano di leggere troppo. Questo perché, forse in parte a ragione, erano preoccupati che si isolasse troppo nel mondo dell'immaginazione. Allora, però, c'era tempo per questo e, forse, non era solo un isolarsi, ma anche consentirsi di pensarsi in più vite possibili immaginate pescando in racconti, magari ambientati nel passato, per proiettarli in un mondo a venire, il che implicava una idea sufficientemente forte del futuro. Tutto ciò ha a che fare con un funzionamento analogo che avviene nel pensiero emotivo-immaginativo che si attiva nel lavoro psicoanalitico. Oggi le cose da questo punto di vista stanno cambiando in direzioni che non sono molto chiare. Sempre più capita di persone che chiedono aiuto allo psicoanalista,