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«Se le pareti del mio studio potessero parlare mi narrerebbero di ricette luculliane, piatti incredibili, quantità di cibi pantagruelici, ma se potessero vedere il loro sguardo incontrerebbe corpi esili, magrezze imbarazzanti, ginocchia puntute, braccia rigate da vene» (107). Si apre così il lavoro di Carla Busato Barbaglio al centro di Corpo cibo affetti, il volume a molte voci da lei stessa curato assieme a Lucio Rinaldi. Un volume con un titolo ridotto all'osso, nato da un lavoro di gruppo, che affronta il variegato mondo dei disturbi del comportamento alimentare in adolescenza a partire da «Una concezione integrata del crescere». A partire cioè da una prospettiva evolutiva nella quale andrebbero sempre inquadrati i disordini e i dolori dei giovani pazienti, tentando di integrare se possibile, ma comunque di riunire, contributi provenienti da ambiti differenti. Basta scorrere le note informative sui diciassette autori per rendersi conto che a scrivere non sono soltanto psicoanalisti e psicoterapeuti ma specialisti in pediatria, psichiatria, neuropsichiatria infantile, endocrinologia, malattie del ricambio, nutrizione. I testi fanno il punto non solo sull'orientamento psicoanalitico nei confronti del comportamento alimentare e dei suoi disturbi ma anche sui più recenti avanzamenti nel campo delle neuroscienze, biologia, endocrinologia, scienza della nutrizione. Sono riportati trattamenti non solo in studio privato ma anche in istituzione: il Policlinico Gemelli di Roma nel lavoro di Lucio Rinaldi; il Royal Free Hospital di Londra nel lavoro di Ricky Emanuel; la struttura residenziale e semiresidenziale «Villa Pia» di Guidonia nel lavoro di Michele Ceresola.
A una concezione integrata del crescere non può che corrispondere una concezione integrata del conoscere e del curare. Come nessuno più si sogna di sostenere che i disordini alimentari siano una faccenda tutta intrapsichica, allo stesso modo nessuno più si sogna di venirne a capo con i soli ferri del proprio mes