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Il titolo di questo libro potrebbe far pensare che l'autore sia uno di quegli psicoanalisti che considera la psicoanalisi non solo, o non tanto, come un tipo di cura per la sofferenza psichica quanto come la via di accesso alla verità, e che, magari con toni ispirati e un linguaggio immaginifico, la rappresenti come un percorso iniziatico la cui meta è la nascita di una «mente psicoanalitica». Niente di più lontano da quello che si ritrova in questo libro!
Il tipo di psicoanalisi di F. Busch si presenta subito, in particolare per un lettore cresciuto nell'ambiente psicoanalitico europeo, con una connotazione «nordamericana», sia per il linguaggio chiaro e l'approccio concreto ai temi clinici, sia per il modello di riferimento - la Psicologia dell'Io - un filone di pensiero lontano da narrazioni filosofiche e misticheggianti.
Il libro si apre con un capitolo dal titolo «Un viaggio personale», che offre al lettore una sorta di biografia professionale. Il percorso formativo che vi è descritto permette di avere un'idea dettagliata del training di un analista americano negli anni Sessanta/Settanta, passando per autori come Arlow, Kris, Hartmann, Brenner, Gray e il loro punto di vista strutturale, e ancora Gill, Kohut, Sandler. La domanda che percorre tutto il libro è cosa la psicoanalisi abbia da offrire al paziente di specifico e la risposta apparentemente semplice è che può dargli una più profonda comprensione di se stesso e del funzionamento della sua stessa mente.
Il tema che più sta a cuore all'autore e che riemerge insistentemente nel testo è come possiamo trasmettere la nostra comprensione di analisti agli analizzandi in una maniera per loro comprensibile e fruibile. Rivisitando e sviluppando vari concetti base della Ego Psychology - come le idee di Kris sulle libere associazioni, di P. Gray sull'analisi delle resistenze e di Bibring sugli interventi di chiarificazione - Busch delinea una conduzione del trattamento analitico in cui l'analista non è più visto come un