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Le idee di un individuo sono valide nella misura in cui gli altri le possono utilizzare. Mi ci sono voluti trent'anni di studio di Note su memoria e desiderio di Bion (1967a) per mettere in parole qualcosa di utilizzabile su questo lavoro.1 È uno scritto estremamente difficile, e già molto tempo fa mi ero rassegnato al fatto che non lo avrei mai capito. Solo recentemente mi sono reso conto che il mio sforzo di comprensione era malriposto. È un lavoro che non chiede di essere capito. Chiede al lettore qualcosa di più difficile e gli promette qualcosa di più prezioso della comprensione.
Lo scritto - me ne rendo conto solo ora - non parla di memoria e desiderio: è uno scritto sul pensiero intuitivo, e sui modi in cui il pensiero intuitivo funziona nella situazione analitica; sul fatto che non ci può essere insegnato come interpretare quello che percepiamo a proposito delle verità psichiche inconsce del paziente. Così come nessuno ci può insegnare come comunicare che abbiamo intuito quelle verità, e ancor meno che cosa abbiamo intuito; e nemmeno ci può essere insegnato se è saggio comunicare ora, o magari domani, qualcosa di quello che percepiamo della realtà psichica inconscia del paziente, o se potrebbe essere meglio non comunicare mai ciò che abbiamo percepito di quelle verità che il paziente conserva come le più sacre.