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L'intento di questo scritto è quello di considerare alcuni costrutti elaborati dalla ricerca evolutiva con particolare riferimento alla teoria dell'attaccamento e all'infant research rilevanti per l'attività clinica, esemplificandone l'utilizzabilità attraverso la considerazione di un trattamento psicoanalitico da me condotto. Come è noto la ricerca evolutiva degli ultimi decenni ha dato contributi significativi per comprendere lo sviluppo relazionale e affettivo del soggetto, in particolare riguardo agli aspetti concernenti le prime forme di interazione tra bambino e caregiver e la formazione dei legami di attaccamento (Riva Crugnola, 2007, 2012). Tali contributi sono stati recepiti e fatti propri da alcune componenti del framework psicoanalitico, che li hanno considerati significativi per comprendere sia la storia e l'assetto relazionale dei pazienti che aspetti della relazione e dell'azione terapeutica (Eagle, 2011, 2013; Fonagy, 2001; Pally, 2005, 2007; Seligman, 2003, 2012; Stern, 2004).
Tra questi contributi, centrali sono le ipotesi secondo le quali nelle prime fasi dello sviluppo infantile si formano modelli relazionali e di attaccamento legati alla memoria procedurale attiva dalla prima infanzia e precedente la conoscenza di tipo semantico-linguistico legata alla memoria dichiarativa consapevole (Schacter, 1996). Tali modelli hanno origine dalle esperienze precoci con genitori e «altri significativi» e appaiono basati sulla generalizzazione di tali esperienze e degli