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Facciamo seguito alla sezione dedicata a Merleau-Ponty in un fascicolo dell'anno scorso per proseguire nell'intento di favorire un dialogo tra la psicoanalisi e la filosofia. La sezione è dedicata quest'anno a una riflessione sulla filosofia di Martin Heidegger. Una riflessione certamente non agevole, e questo per vari motivi. In primo luogo, come anche tutti gli autori che partecipano a questo numero immediatamente notano, per il fatto che Heidegger ha ripetutamente criticato la psicoanalisi interpretandola come una variante della generale impostazione ottocentesca, ma in effetti risalente a Cartesio, tendente a concepire la soggettività in termini di filosofia della natura. Inoltre Heidegger ha dato soltanto poche indicazioni della sua effettiva conoscenza dell'opera di Freud, senza parlare poi della sua valutazione di altri nomi importanti della scena psicoanalitica, come nel caso di Lacan, che in una lettera Heidegger caratterizza come uno psichiatra che avrebbe bisogno di una cura psichiatrica. Infine, ma non è la questione meno rilevante, è noto come a partire dalle opere di Heidegger, come del resto di Jaspers, si sia originata una corrente di ricerca che si è apertamente opposta alla psicoanalisi, rivendicando il ruolo della comprensione in luogo dell'interpretazione causale dei traumi e delle patologie. A prima vista, dunque, sembrerebbe che aprire un capitolo dedicato a Heidegger non possa portare molto lontano nella direzione di un auspicato e auspicabile confronto critico tra psicoanalisi e filosofia.